Quando si parla di fertilità femminile, l’attenzione si concentra spesso su singoli alimenti, integratori o particolari “diete della fertilità”. Ma è davvero necessario seguire un protocollo alimentare molto specifico?
Un recente studio pubblicato su Frontiers in Nutrition ha analizzato proprio questa domanda, valutando il rapporto tra qualità dell’alimentazione, infiammazione e fertilità femminile in un’ampia popolazione di donne.
I risultati suggeriscono che, più che una dieta rigidamente prescrittiva, potrebbe essere importante seguire un’alimentazione complessivamente sana, equilibrata e caratterizzata da un basso potenziale infiammatorio.
Lo studio: come è stato condotto?
Lo studio, pubblicato nel 2025 da Alesi e collaboratori, ha analizzato i dati di una grande coorte di popolazione australiana.
Le ricercatrici e i ricercatori hanno valutato 5.489 donne di età compresa tra 31 e 36 anni, utilizzando informazioni relative alle loro abitudini alimentari e alla presenza, riferita dalle partecipanti, di problemi di fertilità.
L’obiettivo era verificare se esistesse una relazione tra la qualità della dieta e la probabilità di avere sperimentato problemi di fertilità.
Per descrivere l’alimentazione sono stati utilizzati diversi strumenti:
- E-DII (Energy-adjusted Dietary Inflammatory Index), che stima quanto una dieta sia potenzialmente pro-infiammatoria o anti-infiammatoria;
- DGI (Dietary Guideline Index), che misura quanto l’alimentazione sia conforme alle linee guida nutrizionali;
- PCA (Principal Component Analysis), un metodo statistico utilizzato per individuare i principali modelli alimentari presenti nella popolazione.
Questo approccio è particolarmente interessante perché non si è concentrato soltanto sulla cosiddetta “dieta della fertilità”, ma ha confrontato diversi modi di definire un’alimentazione sana.
Una dieta più infiammatoria è associata a maggiori problemi di fertilità
Uno dei risultati principali riguarda il potenziale infiammatorio della dieta.
Le donne con un’alimentazione caratterizzata da un maggiore potenziale pro-infiammatorio presentavano una maggiore probabilità di riferire problemi di fertilità.
Per ogni aumento di una unità dell’indice E-DII, si osservava un aumento di circa il 13% della probabilità relativa di riferire problemi di fertilità.
Confrontando le donne con l’alimentazione più pro-infiammatoria con quelle con l’alimentazione meno pro-infiammatoria, le prime presentavano circa il 53% in più di probabilità relativa di riferire problemi di fertilità.
In altre parole, nel gruppo con il più elevato potenziale infiammatorio della dieta sono state osservate maggiori probabilità di riferire problemi di fertilità.
È però importante interpretare correttamente questo risultato: non significa che una dieta pro-infiammatoria causi necessariamente infertilità. Lo studio è osservazionale e non permette di stabilire un rapporto causa-effetto.
Che caratteristiche aveva l’alimentazione meno infiammatoria?
I modelli alimentari associati a un minore potenziale infiammatorio erano caratterizzati dalla presenza di numerosi alimenti di origine vegetale e da una maggiore qualità complessiva della dieta.
Tra gli alimenti maggiormente rappresentati troviamo:
- frutta;
- verdura;
- cereali integrali;
- legumi;
- frutta secca;
- semi;
- pesce.
Al contrario, veniva dato meno spazio ad alimenti come carni rosse e lavorate, prodotti da asporto e alimenti ultraprocessati.
Questo tipo di alimentazione presenta quindi numerose caratteristiche che ricordano da vicino il modello alimentare mediterraneo.
Una migliore qualità della dieta è associata a una minore probabilità di problemi di fertilità
Un secondo indice utilizzato nello studio è stato il Dietary Guideline Index, che valuta quanto l’alimentazione sia in linea con le raccomandazioni nutrizionali.
Anche in questo caso è stata osservata un’associazione favorevole.
Le donne appartenenti al quartile con la migliore qualità alimentare presentavano circa il 24% in meno di probabilità relativa di riferire problemi di fertilità rispetto alle donne appartenenti al quartile con la qualità alimentare più bassa.
Il risultato è interessante perché suggerisce che non necessariamente sia indispensabile seguire una dieta “speciale”: migliorare complessivamente la qualità della propria alimentazione potrebbe essere già un approccio utile.
Il modello mediterraneo sembra particolarmente interessante
Tra i diversi modelli alimentari identificati attraverso l’analisi statistica, uno aveva caratteristiche riconducibili a un pattern mediterraneo.
Era caratterizzato soprattutto da un maggiore consumo di:
- frutta fresca;
- verdura;
- cereali integrali;
- frutta secca;
- pesce.
Una maggiore adesione a questo modello era associata a una minore probabilità di riferire problemi di fertilità.
Nel confronto tra le donne con la maggiore e quelle con la minore adesione al pattern mediterraneo, le prime presentavano circa il 30% in meno di probabilità relativa di riferire problemi di fertilità.
Si tratta quindi di un’associazione che va nella stessa direzione osservata con gli altri strumenti utilizzati nello studio.
Perché una dieta sana potrebbe essere utile alla fertilità?
Gli autori propongono alcune possibili spiegazioni biologiche.
Una dieta caratterizzata da una maggiore presenza di alimenti vegetali, pesce e grassi di buona qualità potrebbe contribuire a ridurre infiammazione e stress ossidativo e a favorire una migliore regolazione metabolica e ormonale.
Anche gli acidi grassi polinsaturi omega-3 presenti nel pesce, come il DHA, vengono discussi dagli autori in relazione ai possibili effetti antinfiammatori e alla funzione riproduttiva.
Un’alimentazione caratterizzata da un minor consumo di prodotti altamente processati può inoltre favorire un migliore controllo metabolico e una migliore sensibilità insulinica, fattori che possono avere rilevanza per l’equilibrio ormonale e la funzione riproduttiva.
Attenzione però: queste sono possibili spiegazioni biologiche e non dimostrano che questi meccanismi siano la causa dei risultati osservati nello studio.
Serve quindi una vera e propria “dieta della fertilità”?
È probabilmente questa la parte più interessante dello studio.
Gli autori sottolineano che esiste una notevole sovrapposizione tra:
- dieta mediterranea;
- dieta anti-infiammatoria;
- alimentazione conforme alle linee guida;
- diversi modelli alimentari definiti “pro-fertilità”.
Tutti questi approcci tendono infatti a promuovere alimenti come frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce, frutta secca e semi, limitando invece carni rosse e lavorate, prodotti da asporto e alimenti ultraprocessati.
Per questo motivo, secondo gli autori, potrebbe non essere necessario attribuire un vantaggio particolare a una specifica dieta “anti-infiammatoria” o “mediterranea” rispetto a una generale alimentazione sana basata sulle linee guida.
In pratica, più modelli alimentari diversi possono portare a un’alimentazione di buona qualità.
Non significa che la dieta mediterranea sia inutile
È importante non interpretare questa conclusione nel senso opposto.
Gli autori ricordano che precedenti studi e revisioni sistematiche hanno evidenziato associazioni favorevoli tra dieta mediterranea e alcuni risultati legati alla fertilità, compresa la gravidanza clinica e la nascita di un bambino.
Il punto è un altro: non è necessariamente indispensabile seguire una versione rigida e prescrittiva della dieta mediterranea per ottenere un’alimentazione favorevole alla salute riproduttiva.
Anche un’alimentazione semplicemente sana, equilibrata e coerente con le raccomandazioni nutrizionali potrebbe condividere molti degli stessi elementi favorevoli.
Cosa NON dimostra questo studio?
Questo aspetto è fondamentale.
Lo studio è trasversale, cioè alimentazione e problemi di fertilità sono stati valutati nello stesso periodo. Di conseguenza, non è possibile stabilire quale sia la causa e quale l’effetto.
Per esempio, è possibile che una donna che sta affrontando problemi di fertilità abbia modificato spontaneamente la propria alimentazione proprio a causa di questa situazione.
Questo fenomeno, chiamato reverse causation, potrebbe influenzare i risultati.
Inoltre:
- la fertilità è stata valutata sulla base di informazioni riferite dalle partecipanti;
- anche l’alimentazione è stata raccolta attraverso un questionario alimentare;
- la dieta è stata valutata in un singolo momento;
- non sono stati considerati tutti i possibili fattori biologici e psicologici;
- lo studio ha riguardato esclusivamente le donne e quindi non permette di valutare il contributo dei fattori maschili;
- il questionario alimentare non comprendeva tutti i componenti necessari per descrivere completamente alcuni degli indici utilizzati.
Gli stessi autori sottolineano quindi la necessità di studi longitudinali, con più valutazioni dell’alimentazione nel tempo e l’utilizzo di biomarcatori, per comprendere meglio il rapporto causale tra dieta e fertilità.
Qual è quindi il messaggio pratico?
I risultati dello studio possono essere riassunti in un concetto molto semplice:
Per sostenere la fertilità non sembra necessario cercare la “dieta perfetta”. È più importante costruire un’alimentazione complessivamente sana.
In particolare, il modello alimentare descritto nello studio privilegia:
🥦 Verdura e frutta
🌾 Cereali integrali
🫘 Legumi
🐟 Pesce
🥜 Frutta secca e semi
e limita:
🥓 Carni rosse e lavorate
🍰 Alimenti ricchi di zuccheri e grassi saturi
🍟 Cibi da asporto e ultraprocessati.
Questa impostazione è compatibile con i principi della dieta mediterranea e con le principali raccomandazioni per una sana alimentazione.
Conclusioni
Questo studio aggiunge nuove informazioni al crescente interesse per il rapporto tra alimentazione e fertilità femminile.
Le donne che seguivano un’alimentazione caratterizzata da una migliore qualità complessiva, da un minore potenziale infiammatorio e da caratteristiche mediterranee presentavano una minore probabilità di riferire problemi di fertilità.
Il risultato più interessante, tuttavia, è che i diversi approcci alimentari studiati sembrano avere molti elementi in comune.
Non emerge quindi la necessità di ricorrere a una dieta estremamente rigida o a un particolare protocollo “pro-fertilità”. Piuttosto, i dati sostengono l’importanza di una alimentazione varia, equilibrata, ricca di alimenti vegetali e pesce e povera di alimenti ultraprocessati e carni lavorate.
È comunque necessario ricordare che si tratta di associazioni osservazionali: questi risultati non dimostrano che modificare la dieta possa prevenire o curare l’infertilità.
Una corretta alimentazione può rappresentare quindi uno dei componenti di uno stile di vita favorevole alla salute riproduttiva, ma non deve essere considerata una terapia per l’infertilità.
📚 Riferimento scientifico
Alesi S, Grieger JA, Teede H, Hébert JR, Moss RK, Price S, Hodge A, Moran L, Mousa A. Diet and female fertility: a population-based study re-evaluating the need for prescriptive dietary patterns. Frontiers in Nutrition. 2025;12:1682549. doi: 10.3389/fnut.2025.1682549.

