Negli ultimi anni le diete a basso contenuto di carboidrati sono diventate molto popolari. Dieta low-carb, dieta chetogenica, dieta moderatamente povera di carboidrati: spesso questi termini vengono utilizzati come se indicassero la stessa cosa, ma in realtà esistono differenze importanti.

Una recente meta-analisi ha cercato di fare chiarezza, analizzando un numero molto elevato di studi clinici randomizzati e valutando gli effetti della riduzione dei carboidrati su diversi parametri della salute metabolica.

Il risultato più interessante è che ridurre i carboidrati può migliorare diversi indicatori metabolici, ma questo non significa automaticamente che una dieta molto povera di carboidrati sia sempre migliore o che faccia necessariamente perdere più peso rispetto ad altri modelli alimentari.

Lo studio

La ricerca ha analizzato 149 studi clinici randomizzati, per un totale di 9.104 adulti provenienti da 28 Paesi.

Gli autori hanno preso in considerazione diverse tipologie di dieta con ridotto apporto di carboidrati:

  • diete chetogeniche;
  • diete low-carb;
  • diete con una riduzione moderata dei carboidrati;
  • diete nelle quali i carboidrati venivano sostituiti prevalentemente da grassi;
  • diete nelle quali venivano sostituiti da proteine;
  • diete nelle quali la riduzione dei carboidrati veniva compensata sia da grassi sia da proteine.

L’obiettivo principale non era semplicemente capire se le persone dimagrivano, ma soprattutto valutare cosa succedeva alla loro salute metabolica.

Sono stati quindi analizzati diversi parametri, tra cui glicemia, emoglobina glicata, insulina, resistenza insulinica, alcuni marcatori della funzionalità epatica e renale, leptina e corpi chetonici.

Cosa è successo alla glicemia?

Uno dei risultati più evidenti riguarda il metabolismo degli zuccheri.

Nel complesso, le diete con riduzione dei carboidrati hanno prodotto una riduzione significativa della glicemia.

Questo effetto è risultato particolarmente evidente nelle persone con sovrappeso o obesità e nei soggetti affetti da diabete di tipo 2.

Proprio nei pazienti con diabete di tipo 2 la riduzione della glicemia è risultata maggiore rispetto alle persone senza diabete.

Questo risultato è comprensibile anche dal punto di vista pratico: quando si riduce la quantità di carboidrati introdotti con l’alimentazione, diminuisce anche la quantità di glucosio che deve essere gestita dall’organismo dopo i pasti.

Ma è importante non semplificare eccessivamente il risultato dicendo semplicemente che “i carboidrati fanno male”. Lo studio dimostra un effetto della riduzione dei carboidrati nel contesto delle diete analizzate, non che tutti i carboidrati debbano essere eliminati.

Anche l’emoglobina glicata diminuisce

La meta-analisi ha evidenziato anche una riduzione dell’emoglobina glicata (HbA1c).

L’HbA1c è un parametro molto importante perché permette di avere una stima della glicemia media degli ultimi mesi.

La riduzione osservata è stata di circa 0,21 punti percentuali.

Si tratta di un cambiamento relativamente modesto a livello complessivo, ma clinicamente interessante soprattutto considerando l’elevato numero di studi e di partecipanti analizzati.

Meno insulina e minore resistenza insulinica

Un altro risultato importante riguarda l’insulina.

Le diete con restrizione dei carboidrati hanno determinato una riduzione dei livelli di insulina e del valore di HOMA-IR, un indice utilizzato per stimare la resistenza insulinica.

Nel complesso, il valore di HOMA-IR si è ridotto di circa 0,54 punti.

Questo significa che, nelle condizioni studiate, l’organismo sembrava avere bisogno di una minore risposta insulinica per gestire il glucosio.

Anche in questo caso, però, è importante evitare interpretazioni eccessivamente semplicistiche: una riduzione dell’insulina nel sangue non significa automaticamente che una dieta sia “migliore” sotto ogni punto di vista.

La risposta metabolica dipende infatti dall’intero modello alimentare, dalla quantità totale di energia introdotta, dalla composizione dei pasti, dall’attività fisica e dalle caratteristiche individuali.

Low-carb, dieta moderatamente povera di carboidrati e dieta chetogenica non sono la stessa cosa

Uno degli aspetti più interessanti della meta-analisi è proprio questo.

Gli autori hanno confrontato differenti livelli di restrizione dei carboidrati e hanno osservato che le diete low-carb e quelle con una riduzione moderata dei carboidrati hanno mostrato gli effetti metabolici più consistenti.

Questo è un punto importante perché spesso nell’immaginario comune “meno carboidrati” viene automaticamente associato a “dieta chetogenica”.

In realtà non è necessario arrivare a una restrizione estrema dei carboidrati per ottenere modificazioni metaboliche.

La dieta chetogenica ha mostrato alcuni effetti favorevoli, ma non è risultata semplicemente “la migliore” in assoluto.

Anzi, gli autori evidenziano anche un aspetto da monitorare: nei gruppi che seguivano una dieta chetogenica è stato osservato un aumento dell’ASAT, un enzima che può essere utilizzato tra i marcatori della salute epatica.

Questo non significa che la dieta chetogenica sia necessariamente dannosa per il fegato, ma suggerisce che gli effetti delle diete estremamente povere di carboidrati meritino ulteriori approfondimenti.

Con cosa vengono sostituiti i carboidrati?

Questo è probabilmente uno degli aspetti più interessanti dell’intera ricerca.

Non basta infatti dire “mangiare meno carboidrati”.

Bisogna chiedersi:

con cosa vengono sostituiti?

Gli studi analizzati prevedevano sostituzioni diverse: alcuni aumentavano i grassi, altri le proteine, altri ancora entrambi.

Nel complesso, la sostituzione dei carboidrati con una combinazione di grassi e proteine è risultata associata agli effetti metabolici più favorevoli e più ampi.

Questo suggerisce che la qualità e la composizione complessiva della dieta possono essere importanti quanto la semplice quantità di carboidrati.

In altre parole, non è sufficiente togliere pane, pasta, riso o altri alimenti ricchi di carboidrati: bisogna anche considerare quali alimenti vengono introdotti al loro posto.

E per il fegato?

La meta-analisi ha evidenziato una significativa riduzione della gamma-GT (GGT), un enzima utilizzato tra i marcatori della salute del fegato.

La riduzione è stata di circa 6 U/L.

Gli autori ipotizzano che la maggiore utilizzazione dei grassi e la maggiore produzione di corpi chetonici che accompagnano la restrizione dei carboidrati possano contribuire a modificare il metabolismo epatico e la produzione di trigliceridi a livello del fegato.

Tuttavia, non tutti i marcatori epatici hanno mostrato miglioramenti significativi.

Per esempio, nel complesso non sono state osservate modificazioni significative di ALT, AST, albumina e fosfatasi alcalina.

Questo è un altro motivo per cui non è corretto riassumere il risultato dicendo semplicemente che “la dieta low-carb migliora il fegato”.

Possibili effetti anche sulla funzione renale

La ricerca ha analizzato anche alcuni parametri renali.

Tra questi, il rapporto albumina/creatinina urinaria (UACR) è risultato significativamente ridotto.

L’UACR è un parametro particolarmente importante perché permette di valutare la presenza di una perdita di albumina nelle urine, che può rappresentare un segnale di danno renale.

Gli autori ipotizzano che il miglioramento del controllo glicemico possa contribuire a spiegare questo risultato, soprattutto nelle persone con diabete.

Al contrario, altri parametri, come la creatinina e l’acido urico, non hanno mostrato variazioni significative complessive.

Cosa succede alla leptina?

La meta-analisi ha evidenziato anche una significativa riduzione della leptina, un ormone prodotto principalmente dal tessuto adiposo e coinvolto nella regolazione dell’appetito e del bilancio energetico.

La concentrazione di leptina si è ridotta di circa 3,25 ng/mL.

Gli autori interpretano questo risultato nel contesto dei cambiamenti metabolici associati alla riduzione dei carboidrati e alla modificazione dell’utilizzo dei substrati energetici.

Anche qui, però, la riduzione della leptina non deve essere interpretata isolatamente come sinonimo di maggiore perdita di peso.

Aumentano i corpi chetonici

Come era prevedibile, nelle diete con maggiore restrizione dei carboidrati è stato osservato un aumento del beta-idrossibutirrato (BHB), uno dei principali corpi chetonici prodotti dall’organismo.

Il BHB è aumentato in modo significativo.

Questo risultato conferma che, soprattutto quando la disponibilità di carboidrati si riduce in maniera importante, l’organismo aumenta il ricorso al metabolismo dei grassi e alla produzione di corpi chetonici.

È quindi possibile distinguere due concetti:

low-carb significa ridurre i carboidrati;

chetogenica significa raggiungere un livello di restrizione sufficientemente elevato da favorire una significativa produzione di corpi chetonici.

Non sono quindi necessariamente sinonimi.

Gli effetti dipendono dal peso corporeo e dalla presenza di diabete

Un’altra osservazione importante riguarda le caratteristiche delle persone che seguivano queste diete.

Gli effetti sulla glicemia sono risultati particolarmente evidenti nelle persone con sovrappeso o obesità e nei soggetti con diabete di tipo 2.

Nei partecipanti senza sovrappeso e nei maschi, invece, alcuni degli effetti metabolici non hanno raggiunto la significatività statistica.

Questo ci ricorda una cosa fondamentale:

una dieta non produce necessariamente lo stesso risultato in tutte le persone.

Lo stato metabolico di partenza, il peso corporeo, la presenza di diabete e altre caratteristiche individuali possono modificare la risposta.

Ma queste diete fanno dimagrire di più?

Qui è necessario fare molta attenzione.

Nonostante nella letteratura citata dagli autori siano presenti numerosi studi che hanno valutato il peso corporeo, la perdita di peso non rappresentava l’obiettivo principale di questa meta-analisi.

Per questo motivo non è corretto utilizzare questo lavoro per affermare che una dieta low-carb faccia perdere più peso di una dieta mediterranea.

La meta-analisi si è concentrata principalmente sugli indicatori metabolici.

Tra gli studi citati dagli autori sono presenti anche ricerche che hanno confrontato diete a basso contenuto di carboidrati con altri modelli alimentari e che hanno trovato perdite di peso simili.

Sono inoltre presenti studi riguardanti approcci di tipo mediterraneo associati a una riduzione dei carboidrati.

Quindi il messaggio scientificamente corretto non è:

“Low-carb batte la dieta mediterranea per dimagrire”.

Il messaggio è piuttosto:

“La riduzione dei carboidrati può migliorare diversi parametri metabolici, soprattutto in alcune categorie di persone, ma questo non dimostra che sia necessariamente superiore a una dieta mediterranea per la perdita di peso.”

Gli effetti dipendono dalle calorie?

Un’altra domanda importante è se i risultati siano dovuti semplicemente al fatto che le persone mangiano meno calorie.

Gli autori hanno quindi analizzato separatamente gli studi nei quali l’apporto energetico veniva mantenuto simile tra i gruppi (isocalorici) e quelli nei quali l’apporto energetico poteva differire (non isocalorici).

I miglioramenti di glicemia, HbA1c, insulina, HOMA-IR e leptina sono stati osservati sia negli studi isocalorici sia in quelli non isocalorici.

Questo suggerisce che la composizione dei macronutrienti potrebbe avere un ruolo indipendente dalla semplice riduzione delle calorie, almeno per alcuni parametri metabolici.

Questo risultato non significa però che le calorie non siano importanti per il controllo del peso corporeo.

Significa semplicemente che gli effetti metabolici osservati in questa meta-analisi non sembrano essere spiegati esclusivamente dalla riduzione dell’apporto energetico.

Qual è quindi il messaggio più importante?

Probabilmente il principale insegnamento di questa grande meta-analisi è che la domanda non dovrebbe essere semplicemente:

“I carboidrati fanno bene o fanno male?”

La domanda corretta è:

“Quale quantità e quale tipo di carboidrati sono appropriati per questa persona, e con quali alimenti vengono sostituiti quando vengono ridotti?”

La ricerca suggerisce che una moderata riduzione dei carboidrati può essere utile per migliorare diversi parametri metabolici, soprattutto nelle persone con sovrappeso, obesità o diabete di tipo 2.

Ma non emerge la necessità di eliminare drasticamente tutti i carboidrati e, soprattutto, non emerge la dimostrazione che una dieta chetogenica sia necessariamente superiore a tutti gli altri approcci alimentari.

Anzi, le diete low-carb e moderatamente low-carb hanno mostrato risultati complessivamente molto consistenti.

In conclusione

Questa meta-analisi rappresenta una delle più ampie valutazioni disponibili sugli effetti delle diete a ridotto contenuto di carboidrati sui parametri metabolici.

I principali risultati possono essere riassunti così:

  • ridurre i carboidrati può migliorare la glicemia;
  • può ridurre HbA1c, insulina e HOMA-IR;
  • gli effetti sembrano particolarmente rilevanti nelle persone con sovrappeso, obesità e diabete di tipo 2;
  • la GGT e il rapporto albumina/creatinina urinaria possono diminuire;
  • la leptina tende a ridursi;
  • la produzione di corpi chetonici aumenta quando la restrizione dei carboidrati è maggiore;
  • le diete low-carb e moderatamente low-carb hanno mostrato benefici metabolici particolarmente consistenti;
  • la sostituzione dei carboidrati con una combinazione di proteine e grassi è risultata associata ai risultati più favorevoli;
  • gli effetti metabolici sono stati osservati anche in condizioni isocaloriche;
  • la dieta chetogenica non è risultata automaticamente superiore alle forme meno restrittive di riduzione dei carboidrati;
  • questo studio non dimostra che una dieta low-carb faccia dimagrire più di una dieta mediterranea.

La conclusione più importante, quindi, è che non esiste una singola quantità di carboidrati ideale per tutti.

La scelta del modello alimentare dovrebbe tenere conto dello stato di salute, degli obiettivi, delle abitudini alimentari, dell’attività fisica e della capacità della persona di mantenere il regime alimentare nel tempo.

Una dieta efficace non è semplicemente quella che elimina più carboidrati, ma quella che riesce a combinare adeguatezza nutrizionale, efficacia metabolica, sostenibilità e personalizzazione.

Riferimento scientifico

Feng S, Liu R, Colwell B, Chung S, Barry A, Wang H. Carbohydrate-restricted diet types and macronutrient replacements for metabolic health in adults: A meta-analysis of randomized trials. Clinical Nutrition. 2025;54:27-41. doi:10.1016/j.clnu.2025.09.005.