Negli ultimi anni la ricerca ha rivolto sempre più attenzione a un particolare tipo di grasso presente nel nostro organismo: il tessuto adiposo bruno, comunemente chiamato grasso bruno. A differenza del grasso bianco, che immagazzina energia sotto forma di trigliceridi, il grasso bruno la consuma producendo calore. Questa caratteristica lo rende uno dei protagonisti delle nuove strategie per contrastare obesità, diabete di tipo 2 e altre malattie metaboliche.
Un’importante revisione pubblicata nel 2024 sul Journal of Clinical Medicine riassume tutto ciò che oggi sappiamo sul grasso bruno, sul suo funzionamento e sulle possibili strategie per aumentarne l’attività.
Cos’è il grasso bruno?
Il nostro corpo contiene diversi tipi di tessuto adiposo.
Il più conosciuto è il grasso bianco (White Adipose Tissue, WAT), che rappresenta la principale riserva energetica dell’organismo. Quando introduciamo più calorie di quelle che consumiamo, queste vengono accumulate soprattutto nel grasso bianco.
Il grasso bruno (Brown Adipose Tissue, BAT) svolge invece una funzione completamente diversa: utilizza calorie per produrre calore, un processo chiamato termogenesi.
Questa capacità è resa possibile dalla presenza di una particolare proteina chiamata UCP1 (Uncoupling Protein 1), localizzata nei mitocondri delle cellule del grasso bruno. In pratica, invece di trasformare l’energia degli alimenti in ATP (la “moneta energetica” delle cellule), parte dell’energia viene dispersa sotto forma di calore.
Il grasso bruno esiste anche negli adulti
Per molti anni si è pensato che il grasso bruno fosse presente solo nei neonati, che lo utilizzano per mantenere costante la temperatura corporea.
Oggi sappiamo che anche gli adulti possiedono depositi di grasso bruno, localizzati soprattutto:
- nella regione del collo;
- sopra le clavicole;
- lungo la colonna vertebrale;
- intorno al cuore;
- vicino ai reni.
Le persone con una maggiore attività del grasso bruno tendono ad avere:
- un indice di massa corporea più basso;
- una migliore sensibilità all’insulina;
- livelli più bassi di glicemia;
- un profilo lipidico migliore;
- un minor rischio di sviluppare diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari.
Il grasso beige: quando il grasso bianco cambia identità
Una delle scoperte più interessanti degli ultimi anni riguarda il cosiddetto grasso beige.
Si tratta di cellule presenti all’interno del grasso bianco che, in determinate condizioni, possono trasformarsi in cellule molto simili al grasso bruno e iniziare anch’esse a consumare energia producendo calore.
Questo processo prende il nome di “browning” (letteralmente “imbrunimento”) ed è oggi uno degli obiettivi più promettenti della ricerca contro l’obesità.
Perché il grasso bruno è così importante?
L’attivazione del grasso bruno determina numerosi effetti benefici:
- aumenta il consumo di calorie;
- utilizza glucosio dal sangue, contribuendo ad abbassare la glicemia;
- consuma acidi grassi;
- migliora la sensibilità all’insulina;
- riduce l’accumulo di grasso.
Per questi motivi il BAT è considerato un vero e proprio “organo metabolico”.
Come si può attivare il grasso bruno?
Gli autori descrivono diverse strategie studiate negli ultimi anni.
1. Esposizione al freddo
È lo stimolo più efficace conosciuto.
Quando la temperatura ambientale diminuisce, il sistema nervoso simpatico rilascia noradrenalina che attiva il grasso bruno.
Questo porta ad un aumento della produzione di calore e del consumo energetico.
Tuttavia, l’esposizione prolungata al freddo non è sempre ben tollerata e potrebbe non essere indicata per persone con alcune malattie cardiovascolari.
2. Attività fisica
L’esercizio fisico non agisce solo consumando calorie durante l’allenamento.
Durante l’attività muscolare vengono rilasciate numerose sostanze chiamate miochine, tra cui:
- irisina;
- FGF21;
- IL-6.
Queste molecole sembrano favorire il “browning” del tessuto adiposo bianco e migliorare il metabolismo.
Gli studi sull’uomo non sono ancora tutti concordi, ma è evidente che l’esercizio fisico rappresenta uno dei principali strumenti per migliorare la salute metabolica.
3. Alimentazione
Anche alcuni componenti della dieta sembrano avere un effetto positivo sull’attività del grasso bruno.
Tra quelli maggiormente studiati troviamo:
- catechine del tè verde;
- capsaicina del peperoncino;
- acidi grassi omega-3.
Gli effetti osservati sono generalmente modesti e non sostituiscono uno stile di vita sano.
4. Farmaci
Diversi farmaci sono attualmente oggetto di studio.
Tra questi:
- agonisti dei recettori β3-adrenergici (come il mirabegron);
- agonisti del GLP-1;
- FGF21;
- ormoni tiroidei;
- BMP7;
- tiazolidinedioni.
Alcuni mostrano risultati promettenti nell’aumentare l’attività del grasso bruno e migliorare il metabolismo, ma sono necessari ulteriori studi per confermarne efficacia e sicurezza.
Il grasso bruno è anche un organo endocrino
Il BAT non produce soltanto calore.
Rilascia anche numerose molecole biologicamente attive, chiamate batokine, che comunicano con altri organi.
Tra le più studiate troviamo:
- FGF21;
- IL-6;
- NRG4;
- GDF15;
- CXCL14;
- 12,13-diHOME.
Queste sostanze sembrano contribuire a:
- migliorare il metabolismo del glucosio;
- aumentare l’utilizzo dei grassi;
- ridurre l’infiammazione;
- favorire la salute cardiovascolare.
La ricerca sulle batokine è ancora agli inizi ma potrebbe aprire la strada a nuove terapie metaboliche.
Esistono dei rischi?
Nonostante il grande entusiasmo, gli autori sottolineano che l’attivazione del grasso bruno non è priva di possibili effetti indesiderati.
Alcuni farmaci possono aumentare:
- frequenza cardiaca;
- pressione arteriosa;
- rischio di effetti collaterali cardiovascolari.
Inoltre, un’eccessiva attivazione del “browning” potrebbe contribuire alla perdita eccessiva di peso osservata in alcune condizioni patologiche, come la cachessia associata ai tumori.
Per questo motivo, ogni nuova terapia dovrà essere attentamente valutata sotto il profilo della sicurezza.
Cosa ci riserva il futuro?
Secondo gli autori, il grasso bruno rappresenta uno dei bersagli terapeutici più promettenti nella prevenzione e nel trattamento dell’obesità e del diabete.
L’obiettivo non è semplicemente “bruciare più calorie”, ma migliorare il funzionamento complessivo del metabolismo.
La ricerca sta cercando di sviluppare strategie in grado di attivare selettivamente il grasso bruno o favorire la trasformazione del grasso bianco in grasso beige, ottenendo benefici metabolici senza effetti collaterali importanti.
Sebbene non esista ancora una terapia specifica basata sul grasso bruno, le conoscenze acquisite negli ultimi anni lasciano intravedere prospettive molto interessanti per il futuro della medicina metabolica.
Riferimento bibliografico
Siddiqui S, et al. Beyond the Cold: Activating Brown Adipose Tissue as an Approach to Combat Obesity. Journal of Clinical Medicine. 2024;13(7):1973. doi: 10.3390/jcm13071973.

