Il Body Mass Index (BMI) è da decenni lo strumento più utilizzato per classificare lo stato ponderale delle persone in tutto il mondo. Facile da calcolare, immediato e apparentemente oggettivo, viene usato da medici, nutrizionisti e istituzioni sanitarie per distinguere tra sottopeso, normopeso, sovrappeso e obesità.
Tuttavia, un recente studio condotto in Nord Italia e pubblicato sulla rivista Nutrients mette seriamente in discussione l’affidabilità di questo indice.
Lo studio
Il lavoro ha coinvolto 1351 adulti, uomini e donne dai 18 ai 98 anni. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a DXA (Dual-energy X-ray Absorptiometry), una metodica avanzata che permette di stimare con precisione la percentuale di grasso corporeo (BF%).
I dati raccolti sono stati poi confrontati con la classificazione tradizionale basata sul BMI definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
I risultati principali
I risultati hanno rivelato numerose discrepanze:
- Solo il 78% dei normopeso secondo il BMI erano classificati correttamente.
- Il 68% dei sottopeso risultava in realtà normopeso.
- Il 53% dei sovrappeso secondo BMI non lo erano in base alla DXA.
- Il 34% degli obesi era in realtà solo sovrappeso.
In totale, circa un adulto su tre era stato classificato nella categoria sbagliata.
Gli errori risultavano particolarmente evidenti tra i giovani (18–39 anni) e negli anziani (60–79 anni). Inoltre, lo studio ha evidenziato differenze significative anche tra uomini e donne: ad esempio, il 100% dei maschi sottopeso secondo BMI era in realtà normopeso, mentre quasi metà delle giovani donne classificate come sovrappeso non lo erano realmente.
Cosa significa tutto questo?
Secondo gli autori, il BMI resta uno strumento utile per distinguere i normopeso, ma tende a sovrastimare sottopeso, sovrappeso e obesità. Affidarsi esclusivamente a questo indice rischia di produrre diagnosi errate, trattamenti non necessari e un aumento dei costi sanitari.
La soluzione proposta è integrare il BMI con altri strumenti di valutazione, come:
- la percentuale di grasso corporeo,
- il rapporto vita/altezza,
- misure antropometriche più specifiche (plicometria, circonferenze corporee).
Conclusione
Questo studio conferma ciò che molti esperti sospettavano da tempo: il BMI non basta da solo. Per valutare davvero lo stato di salute e il rischio metabolico di una persona è necessario guardare oltre il semplice rapporto tra peso e altezza, includendo indicatori più accurati della composizione corporea.
📖 Riferimento all’articolo originale:
Milanese, C.; Itani, L.; Cavedon, V.; El Ghoch, M. (2025). The WHO BMI System Misclassifies Weight Status in Adults from the General Population in North Italy: A DXA-Based Assessment Study (18–98 Years). Nutrients, 17(2162). https://doi.org/10.3390/nu17132162

