La maratona è una delle prove di endurance più impegnative per l’organismo. Correre per oltre 42 chilometri richiede un’elevata disponibilità energetica e sottopone il sistema cardiovascolare, i muscoli, il tratto gastrointestinale e i reni a uno stress considerevole.

Uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Applied Physiology ha analizzato proprio questo fenomeno, valutando cosa accade a reni, intestino e muscoli durante una maratona attraverso specifici biomarcatori presenti nel sangue e nelle urine.

Lo studio, condotto durante la Boston Marathon 2024, ha prodotto un risultato particolarmente interessante: i marcatori di stress e danno renale e intestinale aumentano significativamente dopo la maratona anche nei corridori che non presentano una marcata disidratazione. The Physiologist


Cosa succede all’organismo durante una maratona?

Durante l’esercizio prolungato l’organismo deve distribuire il sangue principalmente verso i muscoli che stanno lavorando e, soprattutto quando aumenta la temperatura corporea, verso la pelle per favorire la dispersione del calore.

Di conseguenza, altri organi, tra cui reni e apparato gastrointestinale, ricevono relativamente meno sangue.

Questa riduzione della perfusione, associata all’aumento della temperatura corporea, alla possibile disidratazione e alla durata molto elevata dello sforzo, può determinare una condizione di stress transitorio a carico di diversi organi. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…

Il fenomeno è noto da tempo, ma gli autori hanno voluto capire meglio quanto sia importante e, soprattutto, se sia determinato principalmente dalla disidratazione.


Lo studio sulla Boston Marathon

I ricercatori hanno studiato 72 maratoneti, 34 uomini e 38 donne, con un’età media di circa 50 anni.

Il tempo medio per completare la gara è stato di 3 ore e 45 minuti.

La temperatura media durante la gara è stata di circa 19 °C, con un’umidità relativa del 47%. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…

I ricercatori hanno raccolto campioni di sangue e urine prima e dopo la maratona e hanno analizzato diversi biomarcatori.

L’obiettivo era valutare quattro aspetti principali:

  • stato di idratazione;
  • stress o danno della barriera intestinale;
  • danno muscolare;
  • stress e rischio di danno renale.

Sono stati inoltre confrontati uomini e donne, corridori euhidratati e ipohidratati e differenti fasce di età. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…


Reni: uno degli effetti più evidenti

Uno dei risultati più importanti riguarda il rene.

I ricercatori hanno misurato diversi biomarcatori di stress renale:

  • TIMP-2 × IGFBP7;
  • NGAL;
  • KIM-1;
  • creatinina;
  • azotemia.

Questi biomarcatori permettono di individuare una risposta di stress a carico del tessuto renale, in particolare dei tubuli renali. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…

Dopo la maratona tutti i principali marker urinari di stress renale sono aumentati significativamente.

Anche la creatinina è aumentata: mediamente da circa 0,9 a 1,5 mg/dL. L’azotemia è passata invece da circa 17 a 20 mg/dL. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…

Un dato particolarmente rilevante è che:

l’88% dei partecipanti presentava dopo la gara un valore di TIMP-2 × IGFBP7 superiore alla soglia utilizzata dagli autori per identificare un aumento significativo del rischio di danno renale.

Inoltre, il 96% dei corridori presentava un incremento della creatinina ≥0,30 mg/dL rispetto al valore pre-gara. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…

È importante però interpretare correttamente questi risultati: l’aumento di questi biomarcatori non significa automaticamente che i corridori abbiano sviluppato una malattia renale permanente. Gli autori parlano di stress e rischio di danno renale acuto, che negli studi precedenti tendevano in larga parte a ridursi nelle 24 ore successive alla gara. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…


Anche l’intestino viene sottoposto a forte stress

Un altro risultato interessante riguarda la barriera intestinale.

Durante un esercizio molto prolungato, la riduzione della perfusione intestinale e l’aumento della temperatura corporea possono compromettere temporaneamente l’integrità della mucosa intestinale.

Per studiare questo fenomeno sono stati utilizzati principalmente due biomarcatori:

I-FABP

L’intestinal fatty acid binding protein (I-FABP) è una proteina presente nelle cellule intestinali e viene utilizzata come indicatore di danno delle cellule dell’intestino.

Dopo la maratona l’I-FABP è aumentato mediamente di circa 4.379 pg/mL.

Inoltre, il 75% dei partecipanti ha mostrato un aumento superiore a 1.000 pg/mL. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…

sCD14

È stato analizzato anche l’sCD14, utilizzato come indicatore indiretto di fenomeni associati alla traslocazione microbica e all’alterazione della barriera intestinale.

Anche questo parametro è aumentato significativamente dopo la gara. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…

Nel complesso, i risultati indicano quindi che una maratona può provocare una significativa alterazione transitoria della barriera intestinale.


Danno intestinale e sintomi gastrointestinali non sono necessariamente la stessa cosa

Un aspetto particolarmente interessante è che i ricercatori non hanno trovato una correlazione significativa tra l’aumento dei biomarcatori di danno intestinale e la presenza di sintomi gastrointestinali.

Durante la gara i corridori hanno infatti riferito sintomi come:

  • nausea;
  • gonfiore;
  • crampi;
  • reflusso;
  • flatulenza;
  • bisogno di evacuare;
  • feci liquide o diarrea.

Tuttavia, la gravità dei sintomi non era direttamente correlata all’aumento dell’I-FABP o dell’sCD14. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…

Questo significa che avere pochi sintomi gastrointestinali non necessariamente significa che la barriera intestinale non sia stata sottoposta a stress.

Al contrario, i sintomi gastrointestinali durante una gara possono dipendere da diversi meccanismi e non esclusivamente dal danno della barriera intestinale.


Anche il muscolo subisce un danno significativo

Come prevedibile, dopo la maratona è aumentata anche la creatina chinasi (CK), un enzima utilizzato come indicatore di danno muscolare.

L’incremento medio è stato di circa 237 U/L. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…

Nel caso della Boston Marathon questo aspetto può essere particolarmente importante perché il percorso presenta una lunga discesa nella prima parte della gara.

La corsa in discesa comporta una notevole componente di contrazione muscolare eccentrica, che può aumentare il danno muscolare.

Gli autori ipotizzano che anche questo fenomeno possa contribuire allo stress renale osservato dopo la gara. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…


Ma la causa è la disidratazione?

Questa è probabilmente la domanda più interessante alla quale lo studio cerca di rispondere.

Tradizionalmente, quando si parla di stress renale durante una maratona, viene spontaneo pensare alla disidratazione.

La disidratazione può effettivamente contribuire allo stress renale: riduce il volume plasmatico e può accentuare la riduzione della perfusione renale.

Tuttavia, i risultati di questo studio mostrano che non è l’unico fattore coinvolto.

Dopo la gara, solo il 25% dei corridori risultava ipohidratato sulla base del peso specifico urinario, mentre il 34% superava il limite di osmolarità plasmatica utilizzato dagli autori per definire l’ipohidratazione. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…

La maggior parte dei partecipanti, quindi, non presentava una grave ipohidratazione.

Eppure, anche questi corridori mostravano importanti aumenti dei biomarcatori renali e intestinali.


Idratazione: importante, ma non sufficiente

Il risultato fondamentale dello studio è che non sono state osservate differenze significative nei biomarcatori di danno renale e intestinale tra i corridori euhidratati e quelli ipohidratati.

In altre parole, mantenere una buona idratazione non ha impedito l’aumento dei biomarcatori. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…

Questo non significa che bere durante una maratona sia inutile.

Al contrario, gli autori sottolineano che prevenire una disidratazione importante rimane fondamentale per la salute e la performance.

Il messaggio dello studio è però più preciso:

La disidratazione è probabilmente uno dei fattori che contribuiscono allo stress d’organo, ma non è l’unico.

Anche in condizioni di buona idratazione possono infatti intervenire:

  • riduzione della perfusione renale e intestinale;
  • aumento della temperatura corporea;
  • stress termico;
  • durata prolungata dell’esercizio;
  • danno muscolare;
  • modificazioni della distribuzione del flusso sanguigno.

Gli autori ritengono che sia proprio la combinazione di questi fattori a spiegare la risposta osservata. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…


Uomini e donne rispondono in modo diverso?

Un altro obiettivo dello studio era capire se il sesso biologico potesse influenzare la risposta.

Alcuni studi precedenti avevano suggerito possibili differenze tra uomini e donne nella risposta allo stress termico, al danno intestinale e al danno renale.

In questo studio, però, non sono state osservate differenze significative tra uomini e donne per:

  • biomarcatori di danno intestinale;
  • biomarcatori renali;
  • CK;
  • stato di idratazione;
  • sintomi gastrointestinali.

Pertanto, in questa popolazione di maratoneti, il sesso non sembra essere un determinante principale della risposta allo stress d’organo indotto dalla maratona. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…


E l’età?

I ricercatori hanno suddiviso i partecipanti in tre gruppi:

  • 18–39 anni;
  • 40–59 anni;
  • ≥60 anni.

Non sono state osservate differenze significative nell’aumento dei biomarcatori tra i tre gruppi.

Anche il tempo impiegato per completare la maratona non risultava un predittore significativo dell’aumento dei principali biomarcatori analizzati. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…

Gli autori sottolineano quindi l’importanza di evitare approcci troppo semplicistici basati esclusivamente su sesso o età e di considerare invece le caratteristiche individuali dell’atleta.


Quanto dura questo stress?

Questo studio ha analizzato principalmente la situazione prima e immediatamente dopo la maratona.

Non permette quindi di stabilire con precisione quanto tempo impieghino tutti i biomarcatori a tornare ai valori iniziali.

Gli autori fanno però riferimento a precedenti ricerche dello stesso gruppo nelle quali molti dei valori alterati dopo la Boston Marathon tendevano a ridursi significativamente entro 24 ore. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…

Questo porta gli autori a considerare lo stress osservato come principalmente acuto e probabilmente transitorio.

Ciò non significa però che debba essere ignorato.

Il recupero dopo una maratona rappresenta infatti una fase nella quale l’organismo deve ripristinare l’equilibrio fisiologico dopo uno stress particolarmente intenso.


Perché il recupero è importante?

Il fatto che molti biomarcatori aumentino dopo una maratona non significa che correre una maratona sia necessariamente dannoso per la salute.

È fondamentale distinguere tra stress fisiologico acuto e danno patologico permanente.

L’allenamento di endurance, nel lungo periodo, è associato a numerosi benefici cardiovascolari, metabolici e muscoloscheletrici.

La maratona, però, rappresenta una condizione estrema di esercizio prolungato e produce una risposta fisiologica molto intensa. The Physiologist

Per questo motivo, secondo gli autori, è importante prestare attenzione alla fase di recupero post-gara, soprattutto quando la competizione viene disputata in condizioni climatiche più calde.


Cosa ci insegna questo studio sulla nutrizione e sull’idratazione dello sportivo?

Dal punto di vista della nutrizione sportiva, il lavoro di McKenna e colleghi evidenzia un concetto importante.

L’idratazione deve essere considerata una componente fondamentale della strategia di gara, ma non può essere considerata l’unico strumento per proteggere l’organismo dallo stress prodotto da una maratona.

La risposta fisiologica dipende infatti da numerosi fattori contemporaneamente.

Gli autori sottolineano inoltre che lo studio non disponeva di dati completi sulle strategie nutrizionali e di rifornimento durante la gara. Non è quindi possibile stabilire da questo lavoro se una determinata strategia alimentare, ad esempio un’assunzione di carboidrati maggiore o minore, possa modificare la risposta dei biomarcatori. The Physiologist

Questa è una precisazione importante: lo studio non dimostra che una particolare dieta, integratore o strategia di carboidrati protegga i reni o l’intestino durante la maratona.

Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere questo aspetto.


I principali limiti dello studio

Come ogni ricerca scientifica, anche questo lavoro presenta alcune limitazioni.

Il campione era relativamente piccolo e composto da maratoneti qualificati ma non professionisti d’élite.

Inoltre, il campione di sangue utilizzato come riferimento non è stato raccolto immediatamente prima della partenza, ma nei due giorni precedenti. È quindi possibile che alcuni biomarcatori abbiano subito variazioni già prima della gara.

Gli autori evidenziano inoltre che non sono stati raccolti dati completi riguardanti:

  • stato di allenamento;
  • volume di allenamento precedente;
  • alimentazione durante la gara;
  • strategia di idratazione;
  • quantità di carboidrati assunti durante la maratona;
  • preparazione specifica alla corsa in discesa;
  • preparazione al caldo.

Questi dati sarebbero importanti per capire meglio quali fattori possano ridurre lo stress renale e intestinale. The Physiologist

Infine, i risultati riguardano una specifica maratona, con condizioni ambientali e caratteristiche del percorso particolari. Gli stessi livelli di stress potrebbero non verificarsi in una gara più fresca o con caratteristiche differenti. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…


Conclusioni

Lo studio di McKenna e collaboratori mostra che una maratona rappresenta uno stress fisiologico importante per l’organismo, con un aumento significativo dei biomarcatori associati a:

  • stress renale;
  • alterazione della barriera intestinale;
  • danno muscolare.

Uno degli aspetti più interessanti è che queste modificazioni sono state osservate anche nei corridori che non presentavano una marcata disidratazione.

Questo suggerisce che la disidratazione rappresenti soltanto uno dei diversi fattori coinvolti.

La riduzione della perfusione intestinale e renale, l’aumento della temperatura corporea, la durata dello sforzo e il danno muscolare possono infatti contribuire contemporaneamente alla risposta osservata. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…

È importante, tuttavia, non interpretare questi risultati come dimostrazione che la maratona provochi necessariamente un danno permanente agli organi. Gli autori sottolineano che le alterazioni osservate sono prevalentemente acute e probabilmente transitorie, e precedenti studi hanno evidenziato un recupero sostanziale di molti biomarcatori nelle 24 ore successive.

Il messaggio pratico è quindi quello di considerare la maratona per quello che realmente è: uno stress fisiologico estremamente intenso, che richiede una preparazione adeguata e un’attenta gestione del recupero.

Una corretta strategia di idratazione rimane importante, ma non può essere considerata una garanzia di completa protezione dallo stress renale e intestinale.

Per questo motivo, soprattutto negli atleti che affrontano frequentemente gare di endurance, la programmazione dovrebbe tenere conto non soltanto dell’allenamento e della nutrizione durante la gara, ma anche della fase di recupero, adattando le strategie alle caratteristiche individuali dell’atleta. mckenna-et-al-2025-biomarkers-o…


📚 Referenza scientifica

McKenna ZJ, Atkins WC, Butts CL, Zhao X, Morris AK, Perez R, Wierick SC, Gustus S, McDermott BP. Biomarkers of organ stress and injury following the Boston Marathon. Journal of Applied Physiology. 2025;139(5):1357–1366. doi: 10.1152/japplphysiol.00775.2025. The Physiologist

Leggi l’articolo scientifico originale sul Journal of Applied Physiology

Nota: questo articolo è una sintesi divulgativa dello studio scientifico originale e non sostituisce la valutazione individuale dell’atleta da parte dei professionisti sanitari.