Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha dimostrato che intestino e cuore sono strettamente collegati. Quello che fino a poco tempo fa sembrava impensabile oggi è supportato da numerose evidenze: il microbiota intestinale, ovvero l’insieme dei miliardi di batteri che vivono nel nostro intestino, può influenzare il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e contribuire alla progressione dello scompenso cardiaco.
Ma in che modo questo accade? Scopriamolo insieme.
Che cos’è il microbiota intestinale?
Il microbiota intestinale è formato da miliardi di microrganismi, principalmente batteri, che convivono con il nostro organismo. In condizioni di equilibrio questi batteri svolgono funzioni essenziali:
- favoriscono la digestione;
- producono vitamine e sostanze benefiche;
- regolano il sistema immunitario;
- proteggono l’intestino dalla proliferazione di batteri dannosi;
- contribuiscono al controllo dell’infiammazione.
Quando questo equilibrio si altera si parla di disbiosi intestinale, una condizione sempre più associata a numerose patologie croniche, comprese quelle cardiovascolari.
Cos’è lo scompenso cardiaco?
Lo scompenso cardiaco è una malattia in cui il cuore non riesce più a pompare sangue in maniera efficiente per soddisfare le esigenze dell’organismo. Può causare stanchezza, affanno, gonfiore agli arti inferiori e una riduzione significativa della qualità della vita.
Negli ultimi anni è emerso che il microbiota intestinale potrebbe rappresentare uno dei fattori coinvolti nella sua evoluzione.
Il legame tra intestino e cuore
Nei pazienti affetti da scompenso cardiaco il ridotto afflusso di sangue all’intestino provoca una sofferenza della parete intestinale. Di conseguenza:
- aumenta la permeabilità intestinale (il cosiddetto “intestino permeabile”);
- alcune sostanze prodotte dai batteri riescono a passare nel sangue;
- si attiva una risposta infiammatoria cronica che può aggravare la malattia cardiaca.
In pratica, un intestino in cattiva salute può contribuire a mantenere uno stato infiammatorio che peggiora progressivamente la funzione del cuore.
Come cambia il microbiota nei pazienti con scompenso cardiaco
Gli studi hanno osservato che chi soffre di scompenso cardiaco presenta generalmente:
- una minore varietà di batteri intestinali;
- una riduzione dei batteri produttori di acidi grassi a corta catena (SCFA), considerati benefici;
- un aumento di batteri potenzialmente dannosi e pro-infiammatori.
Queste alterazioni sembrano favorire la progressione della malattia cardiovascolare.
I metaboliti del microbiota: non tutti fanno bene
I batteri intestinali producono numerose sostanze che possono avere effetti positivi oppure negativi.
Gli acidi grassi a corta catena (SCFA)
Tra le sostanze più benefiche troviamo acetato, propionato e butirrato.
Questi composti:
- nutrono le cellule dell’intestino;
- mantengono integra la barriera intestinale;
- riducono l’infiammazione;
- migliorano il metabolismo;
- sembrano proteggere anche il sistema cardiovascolare.
Una dieta ricca di fibre aumenta naturalmente la loro produzione.
Il TMAO: un metabolita associato al rischio cardiovascolare
Un’altra sostanza molto studiata è il TMAO (trimetilammina N-ossido).
Il TMAO deriva dalla trasformazione, da parte del microbiota, di nutrienti presenti soprattutto in:
- carne rossa;
- carni lavorate;
- frattaglie;
- alcuni alimenti di origine animale.
Livelli elevati di TMAO sono stati associati a:
- maggiore infiammazione;
- aumento della fibrosi cardiaca;
- peggior rimodellamento del cuore;
- rischio più elevato di eventi cardiovascolari;
- prognosi peggiore nei pazienti con scompenso cardiaco.
Questo non significa eliminare completamente questi alimenti, ma inserirli all’interno di un’alimentazione equilibrata.
Alimentazione e microbiota: uno strumento terapeutico
L’alimentazione rappresenta uno dei principali fattori in grado di modificare il microbiota.
Le evidenze suggeriscono che una dieta ricca di:
- verdura;
- frutta;
- legumi;
- cereali integrali;
- alimenti ricchi di fibre;
favorisce la crescita dei batteri benefici e aumenta la produzione di SCFA.
Al contrario, un’alimentazione tipica occidentale, ricca di zuccheri, grassi saturi e alimenti ultra-processati, favorisce la disbiosi intestinale.
In questo contesto, la dieta mediterranea rappresenta uno dei modelli alimentari maggiormente associati alla salute cardiovascolare.
Probiotici, prebiotici e trapianto di microbiota: funzionano davvero?
I ricercatori stanno studiando diverse strategie per migliorare il microbiota nei pazienti con scompenso cardiaco.
Tra queste troviamo:
- probiotici;
- prebiotici;
- simbiotici;
- trapianto di microbiota fecale.
Alcuni studi hanno mostrato risultati promettenti, come la riduzione di alcuni marcatori della malattia o dell’infiammazione. Tuttavia, le prove disponibili sono ancora limitate e spesso contrastanti.
Al momento non esistono evidenze sufficienti per raccomandare queste terapie come trattamento standard dello scompenso cardiaco.
Il futuro sarà una medicina personalizzata
Ogni individuo possiede un microbiota unico. Per questo motivo, una terapia efficace potrebbe non essere uguale per tutti.
Gli autori della revisione ritengono che il futuro sarà rappresentato da interventi personalizzati, costruiti sulla composizione del microbiota del singolo paziente, integrando alimentazione, stile di vita e, quando necessario, strategie mirate di modulazione del microbiota.
Conclusioni
Le conoscenze scientifiche degli ultimi anni confermano che l’intestino svolge un ruolo molto più importante di quanto si pensasse in passato. La salute del microbiota non riguarda soltanto la digestione, ma può influenzare anche il cuore attraverso meccanismi che coinvolgono infiammazione, metabolismo e funzione della barriera intestinale.
Adottare uno stile di vita sano, seguire una dieta ricca di alimenti vegetali e mantenere un microbiota in equilibrio rappresentano oggi strategie concrete per sostenere non solo la salute intestinale, ma anche quella cardiovascolare.
Sebbene siano necessari ulteriori studi clinici, il microbiota intestinale rappresenta una delle frontiere più promettenti della medicina cardiovascolare.
Riferimento scientifico
Moldovan CM, Munteanu ID, Felea OE, et al. The Implication of the Gut Microbiome in Heart Failure. Cells. 2023;12(8):1158. doi:10.3390/cells12081158.

