Negli ultimi anni le microplastiche sono diventate un argomento sempre più discusso. Le troviamo nell’acqua che beviamo, negli alimenti che consumiamo e perfino nell’aria che respiriamo. Ma quali effetti possono avere sulla nostra salute?

Una recente revisione scientifica pubblicata sulla rivista Cancers ha raccolto tutte le principali evidenze disponibili per capire se le microplastiche e le nanoplastiche possano contribuire allo sviluppo di malattie infiammatorie intestinali e del tumore del colon-retto.

Vediamo cosa sappiamo oggi.

Cosa sono le microplastiche?

Le microplastiche sono minuscoli frammenti di plastica, inferiori a 5 millimetri. Ancora più piccole sono le nanoplastiche, invisibili persino al microscopio ottico.

Possono derivare dalla degradazione di oggetti di plastica oppure essere prodotte direttamente per alcuni usi industriali.

Entrano nel nostro organismo principalmente attraverso:

  • acqua potabile;
  • alimenti;
  • bevande;
  • aria che respiriamo.

Negli ultimi anni sono state trovate in diversi tessuti umani, tra cui sangue, placenta, polmoni, fegato, urine e latte materno. Questo dimostra che una parte delle particelle ingerite riesce ad attraversare l’intestino e a raggiungere altri organi.

Cosa succede nell’intestino?

L’intestino è il primo organo che entra in contatto con le microplastiche ingerite.

Secondo gli studi sperimentali, queste particelle possono:

  • alterare lo strato di muco che protegge la parete intestinale;
  • indebolire le giunzioni tra le cellule intestinali;
  • aumentare la permeabilità intestinale (il cosiddetto “leaky gut”);
  • modificare l’equilibrio del microbiota;
  • aumentare lo stress ossidativo, cioè la produzione di radicali liberi;
  • stimolare una risposta infiammatoria.

In pratica, la barriera intestinale potrebbe diventare meno efficiente nel proteggere l’organismo dalle sostanze dannose.

Il microbiota può cambiare?

Sì.

Negli animali, praticamente tutti gli studi hanno osservato che l’esposizione alle microplastiche altera la composizione del microbiota intestinale.

Questa condizione, chiamata disbiosi, potrebbe favorire l’infiammazione e alterare il corretto funzionamento del sistema immunitario.

Al momento, però, servono molti più studi sull’uomo per capire se accade la stessa cosa e con quale intensità.

Un sistema immunitario sempre più “attivo”

Le microplastiche sembrano essere in grado di attivare alcune cellule del sistema immunitario.

Questo porta alla produzione di sostanze infiammatorie (citochine) come:

  • IL-6;
  • TNF-α;
  • IL-1β.

In alcuni studi sugli animali sono state osservate anche alterazioni di diverse cellule immunitarie, suggerendo che l’esposizione cronica possa modificare il normale equilibrio del sistema immunitario.

Possono favorire le malattie infiammatorie intestinali?

Secondo gli autori della revisione, è una possibilità.

Nelle persone affette da malattie infiammatorie croniche intestinali, come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa, la barriera intestinale è già più fragile.

Le microplastiche potrebbero quindi aggravare:

  • l’infiammazione;
  • la permeabilità intestinale;
  • le alterazioni del microbiota.

Questo non significa che siano la causa di queste malattie, ma potrebbero rappresentare un fattore che contribuisce alla loro progressione in soggetti predisposti.

Esiste un legame con il tumore del colon-retto?

Questa è una delle domande più importanti affrontate dalla revisione.

Diversi studi hanno mostrato che:

  • le microplastiche possono aumentare lo stress ossidativo;
  • favoriscono un’infiammazione persistente;
  • possono alterare il DNA e il normale funzionamento delle cellule;
  • trasportano sulla loro superficie altre sostanze potenzialmente tossiche, come bisfenoli e ftalati.

Sono stati inoltre trovati livelli più elevati di microplastiche nei tessuti tumorali rispetto ai tessuti intestinali sani.

Tuttavia, gli stessi autori sottolineano che non esistono ancora prove che dimostrino che le microplastiche causino direttamente il tumore del colon-retto.

L’ipotesi è biologicamente plausibile, ma deve essere confermata da studi clinici sull’uomo.

Anche le piastrine potrebbero avere un ruolo

Un aspetto interessante della revisione riguarda le piastrine, normalmente conosciute per il loro ruolo nella coagulazione del sangue.

Secondo alcune ricerche, le microplastiche potrebbero attivarle, inducendole a rilasciare sostanze che favoriscono l’infiammazione.

Anche questo potrebbe contribuire, insieme ad altri fattori, alla progressione delle malattie infiammatorie intestinali e del tumore del colon-retto.

Cosa possiamo fare per ridurre l’esposizione?

Eliminare completamente le microplastiche è oggi impossibile, ma possiamo ridurne l’assunzione con alcune semplici abitudini.

Le strategie più utili sono:

  • evitare di riscaldare il cibo nei contenitori di plastica, soprattutto nel microonde;
  • preferire contenitori in vetro, acciaio inox o ceramica;
  • sostituire i contenitori di plastica molto usurati o graffiati;
  • limitare, quando possibile, gli alimenti altamente confezionati;
  • non lasciare bottiglie di plastica esposte al sole o al calore;
  • bere acqua del rubinetto quando è sicura oppure utilizzare sistemi di filtrazione certificati;
  • ridurre la polvere domestica, che rappresenta un’importante fonte di esposizione alle microplastiche presenti nell’aria;
  • preferire, quando possibile, tessuti naturali come cotone, lino e lana rispetto alle fibre sintetiche.

Queste misure sono semplici, hanno pochi costi e possono contribuire a ridurre l’esposizione quotidiana.

Dobbiamo preoccuparci?

La risposta più corretta è: serve prudenza, ma non allarmismo.

Le prove scientifiche dimostrano che le microplastiche sono presenti nel nostro organismo e che, negli studi sperimentali, possono alterare la barriera intestinale, il microbiota e il sistema immunitario.

Quello che ancora non sappiamo con certezza è quanto queste alterazioni incidano realmente sulla salute umana nel lungo periodo.

La maggior parte degli studi è stata condotta su animali o su colture cellulari e spesso utilizzando concentrazioni di microplastiche superiori a quelle normalmente assunte dalle persone.

Per questo motivo gli stessi autori della revisione invitano alla cautela: esistono numerosi indizi che meritano attenzione, ma sono necessari studi clinici sull’uomo prima di poter affermare un rapporto di causa-effetto.

In conclusione

Le microplastiche rappresentano una nuova sfida per la salute pubblica. Le evidenze disponibili suggeriscono che possano favorire infiammazione intestinale, alterazioni del microbiota e danni cellulari, tutti meccanismi che potrebbero aumentare il rischio di alcune malattie croniche.

Non esistono però prove definitive che dimostrino che siano direttamente responsabili delle malattie infiammatorie intestinali o del tumore del colon-retto.

Nel frattempo, adottare semplici comportamenti per ridurne l’esposizione è una scelta ragionevole, senza cadere in inutili allarmismi.


Riferimento scientifico

Pallotta MT, Nocca G, Del Porto F, et al. Orally Ingested Micro- and Nano-Plastics: A Hidden Driver of Inflammatory Bowel Disease and Colorectal Cancer. Cancers. 2024;16(17):3079. doi:10.3390/cancers16173079.